Consulenza Psicologica

La consulenza iniziale può variare dai due ai quattro incontri. Questa variabilità dipende essenzialmente dal fatto che ogni richiesta di aiuto viene presentata in modo singolare, unico, non ripetibile. Vale a dire che l’incontro tra un soggetto che soffre e colui o colei a cui si rivolge, supponendogli un sapere e un saper fare che gli manca, ogni volta è assolutamente nuovo e non standardizzabile.

Chiunque arrivi a decidere di rivolgersi ad un terapeuta per parlargli del problema che lo affligge, lo addolora o comunque lo lascia in una impasse che non riesce a sbrogliare da solo/a, con questo atto, quello di chiedere aiuto, come sagacemente intuito da Sigmund Freud, ha fatto un primo passo fondamentale, è già in qualche modo al lavoro rispetto alla sua questione problematica .

Nel momento della consulenza, sostanzialmente si accoglie e si inizia a lavorare la domanda di aiuto. Si dà spazio alla parola di colui che domanda, perché dica del problema che lamenta a suo modo, con i suoi tempi. Intento dei colloqui sarà partire da tali parole per aprire il campo a un loro ampliamento, ad una loro logica concatenazione che permetta di superarle, facendo emergere un altro versante della domanda. Una domanda che si svela nuova, non più limitata alla lamentela. Una domanda su di sé, su ciò che realmente per la persona fa impasse, limite, non più soltanto nel campo della parola bensì in quello che Freud chiamava pulsione.

Da questo punto, e solo da qui, potrà partire un lavoro di Psicoterapia.

Psicoterapia

Dopo i primi incontri di consulenza, può partire un lavoro di psicoterapia. Dalla trasformazione della domanda in un’interrogazione su di sé, che superi lo statuto del semplice lamento, verso una diversa presa in carico soggettiva della propria questione, diremmo piuttosto incarnata nel proprio dire.

Attraverso la messa in catena dei singoli elementi che durante la cura emergeranno nella forma delle principali identificazioni costruite nel corso della propria esistenza , la persona si confronterà con il fatto che, pur avendo costruito tali identificazioni  senza rendersene conto, diremmo inconsciamente, ciò non è avvenuto senza una sua responsabilità. Vale a dire che potrà scoprire di avere un posto nelle scelte che attua, che mette in campo. Potrà scoprire di non essere un passivo spettatore di ciò che gli accade, ma al contrario di agire a partire da quello che Jacques Lacan chiamava il proprio fantasma fondamentale, cioè quella finestra sul mondo, quel particolare stile e modo che ha ciascuno di confrontarsi con l’altro, con il desiderio dell’altro, che definisce il suo essere al mondo. E che dice del rapporto che ognuno ha con la propria pulsione.

Attività Clinica